La sostanza del male di Luca D’Andrea

 

“Con voce inconfondibile, e una padronanza assoluta del ritmo e del racconto, Luca D’Andrea ci mostra come un thriller può mettere a nudo il cuore di un uomo travolto dalla propria ossessione. Al punto di rischiare ciò che ha di più caro pur di non ritrarsi di fronte al mistero.”

canc2
2016
Einaudi (clicca qui per andare direttamente sul suo sito)
 pp. 464
€ 18,50

Questo è uno di quei libri che, nonostante siano passati diversi giorni e io ci abbia rimuginato su, non capisco se mi sia piaciuto o meno. A piacermi mi è piaciuto. D’accordo, questo è un gioco di parole, scusate.

Dicevo: la storia in sé mi è piaciuta, e anche lo stile di D’Andrea. Ma ci sono delle cose (che forse sono pure piccole e quindi di poco conto) che mi hanno lasciata perplessa.

Facciamo con calma e partiamo dal principio.

La copertina, anche se piuttosto semplice, la trovo molto suggestiva. Contiene due elementi che sono piuttosto caratterizzanti della storia raccontata da D’Andrea. Ma proprio la storia è piuttosto suggestiva: a me ha lasciato l’inquietudine addosso. Jeremiah Salinger è il protagonista del romanzo. È un americano trasferitosi in Italia per amore, più precisamente nella provincia altoaltesina. Un luogo molto suggestivo… avete presente le Dolomiti, no?! Ma il vero protagonista non è Salinger, non è una persona. Il vero protagonista è un luogo: Bletterbach. Tutto – e sottolineo, proprio tutto –  gira attorno a lui. A parte le prime cinquanta pagine circa, in cui lo scrittore ci mostra chi è Salinger, cosa fa nella vita (racconta storie, ma no, non è uno scrittore) e perché si è trasferito in Italia. Be’, questo ve l’ho già detto io brevemente: per amore; ma conosciamo Annelise e la loro bambina. Dopo un grave incidente in cui Salinger è coinvolto e che lo lascia profondamente segnato, scopriamo come viene a sapere de’ Il massacro di Bletterbach. E da qui gira tutto intorno ad esso, perché Salinger, e il narratore che è in lui, non riesce a fare a meno di cercare informazioni su quella terribile e spaventosa notte e di cercare di risolvere il mistero accaduto trent’anni prima e di cui non si è mai trovato il colpevole.

Vi dicevo che ero perplessa, vero? Be’, ora ve lo spiego.

Quello che mi ha lasciato perplessa è che in quattrocentosessanta pagine e passa i colpi di scena, il clou, la sostanza del thriller in sé la troviamo nell’ultima sessantina di pagine. Neanche. Non dico che la gran parte delle pagine siano noiose, per carità, anzi me le sono letta con gusto, ma sono nient’altro che sfondo. Il bello arriva alla fine.

Non credo alle favole, ai mostri sotto il letto o alla Terra piatta. Ma sono certa che il Bletterbach sia un posto maledetto, così come sono certa che fumare fa male. Ci sono state troppe morti li dentro. Pastori scomparsi nel nulla. Boscaioli che hanno raccontato di strane luci e impronte ancora più bizzarre. Leggende, miti, fuochi fatui. Puoi vederla come ti pare, ma anche dietro alla leggenda più assurda c’è un piccolo fondo di verità.

Prima che lasciate questa pagina, vorrei invitarvi ad iscrivervi alla mia BooksletterÈ un progetto che ho cercato di costruire nell’ultimo mese e che sto portando a termine in questi giorni. Per ricevere la mia Newsletter letteraria (vi spiegherò fra qualche giorno più in dettaglio di cosa si tratta) è semplice: basta compilare il form, che troverete cliccando qui, con la vostra mail. Grazie per l’attenzione,

la vostra Lettrice Torinese

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: